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BIOMAGNETISMO E PRANOTERAPIA
L'ipotesi dei "biofotoni" ora diventa realtà grazie alla Biorisonanza Magnetica Cellulare
COME COMUNICANO LE CELLULE
Autore: Luciana Monti

I recenti progressi nel campo della Biofisica hanno consentito di giungere a nuove scoperte. In particolare, grazie a sofisticate apparecchiature di laboratorio, lo studio delle emissioni luminose di debole intensità delle cellule degli organismi viventi, ha aperto le porte ad una nuova interpretazione delle relazioni e dell’interdipendenza d’azione tra le varie cellule.

La teoria dei biofotoni, propugnata dal fisico Popp, sulle tracce di un’intuizione ardita già esplicitata dal russo Gurwitsch circa sessanta anni fa, offre la credibile interpretazione, suffragata ormai da molteplici esperimenti, del fatto che l’evento biologico primario alla base della vita, e anche delle alterazioni che portano alla malattia, è un evento fisico di natura elettromagnetica

Tutto ciò apre la strada alla soluzione di tanti quesiti, ai quali la biochimica finora non ha saputo dare risposta, ed alla prospettiva di un nuovo modo di fare terapia differente da quello di curare solo i sintomi delle malattie.

Secondo il fisico Popp, l’energia elettromagnetica gioca un ruolo fondamentale nella sfera biologica. Anche Heisenberg, premio Nobel per la Fisica, afferma che “l’energia magnetica è l’energia elementare da cui dipende tutta la vita dell’organismo”, in quanto capace di modificare l’energia cinetica sia a livello atomico che molecolare.

Il corpo umano cerca di vivere sempre in costante condizione di equilibrio, e questo equilibrio è mantenuto soprattutto dall’energia elettromagnetica prodotta dalle cellule del nostro organismo. Essa è necessaria per far funzionare bene le varie parti della cellula, le cellule di uno stesso organo e quindi i vari organi di uno stesso sistema vivente. Le cellule di uno stesso organo, per il fatto stesso che hanno identica composizione molecolare, comunicano ed interagiscono utilizzando tutte uno stesso segnale elettromagnetico che si propaga facendole “vibrare” con lo stesso tipo di frequenza, che le fa entrare in risonanza tra loro.

Tutti i sistemi viventi presenterebbero una debolissima emissione di “quanti energetici” che interessano i loro fenomeni vitali, e perciò detti “biofotoni”, che si propagano con la velocità della luce. La loro esistenza ci consente di comprendere l’elevato passaggio di informazioni dentro la cellula stessa e tra cellula e cellula, indispensabili per avviare il metabolismo, la crescita e la differenziazione cellulare.

I biofotoni rappresentano così, nell’ambito della cellula e dei rapporti intercellulari, un vero e proprio linguaggio per la trasmissione di informazioni in codice. Anche i processi enzimatici, essenziali per la dinamica del buon funzionamento della cellula, sarebbero guidati da segnali elettromagnetici. Non l’ultima anche l’informazione genetica, che regola la formazione di cellule specializzate a svolgere determinate funzioni, sarebbe determinata, fra l’altro, da fattori elettromagnetici.

Secondo Popp, i biofotoni nascono nel nucleo cellulare, che funzionerebbe come una stazione radio che guida i processi cellulari attraverso l’emissione di un campo elettromagnetico. Questa “stazione radio” sarebbe anche in grado di ricevere ed elaborare i vari segnali elettromagnetici che giungono dall’esterno. Diventa così importante inviare alle cellule “messaggi di salute”, “ricordare” alle cellule il loro linguaggio, per poter riattivare il loro metabolismo e le emissioni che esse sono capaci di produrre in uno stato di salute e di equilibrio. Si possono perciò inviare all’organismo queste “informazioni guida”, sottoforma di quanti.

Nel caso di un organismo sano, posto che esso esista se teniamo conto di tutto l’inquinamento cui siamo esposti, l’intervento di un “emittente di messaggi di salute” ha l’unica funzione di ottimizzare al massimo la sua resa, consentendo una qualità di vita ancora migliore

Nel caso di un organismo ammalato, l’invio di segnali frequenziali idonei, cioè di frequenze tipiche delle cellule sane, fa sì che essi diventino “suggerimenti” o “messaggi correttivi” indicanti la via da seguire per riorganizzare secondo schemi di normalità l’attività cellulare alterata.

Allargando il discorso verso i settori della Medicina che si definisce “olistica”, scopriamo come il discorso quantistico non riguarda solo la produzione di campi magnetici terapeutici in senso tradizionale e fisico. Infatti le teorie più recenti individuano nell’elettromagnetismo il meccanismo d’azione tipico dei rimedi omeopatici. Anche nel campo dell’agopuntura l’energia che scorre attraverso i meridiani può sicuramente essere riconosciuta come energia elettromagnetica

Addirittura per la farmacologia della medicina convenzionale viene riconosciuto, oltre al meccanismo chimico,un ulteriore meccanismo d’azione di tipo “informativo-vibrazionale” dipendente da radiazioni elettromagnetiche

Queste nuove concezioni, applicate alla fisiologia ed alla clinica medica, cercano di trovare nella fisica, e più precisamente nella biofisica, la spiegazione di quei meccanismi che presiedono ai fenomeni vitali e che causano le malattie e per i quali la biochimica, a tuttora, non è riuscita a dare risposta. Si apre così la strada per una nuova ricerca che sia in funzione di un nuovo modo di concepire la terapia.








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