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Lo stato delle conoscenze della medicina ufficiale sul Parkinsonismo
Malattia e Sindrome di Parkinson
Autore: Flavio Gazzola

Malattia e Sindrome di Parkinson

Scoperta Nel 1817 il dottor James Parkinson descriveva in una monografia da lui pubblicata una sintomatologia caratterizzata principalmente da tremori, rigidità e acinesia (carenza di movimenti spontanei, viso pietrificato da giocatore di poker), instabilità posturale, chiamata poi in suo onore sindrome o malattia di Parkinson.
Definizione
Per “Malattia di Parkinson” si intende la comparsa precoce verso i 50 anni dei disturbi, mentre per “Sindrome di Parkinson” si definisce l’insieme dei sintomi parkinsoniani che insorgono verso i 70 anni, dovuti solitamente a danni vascolari, mentre si ignora la causa della Malattia di Parkinson. Ricerca dell’origine e delle cause: carenza di Dopamina e cause genetiche Gli studi successivi hanno consentito di individuare nella carenza del mediatore cerebrale “Dopamina” l’origine del problema, ma non sono riusciti a evidenziare il motivo per cui ciò si verifichi, specie nella Malattia di Parkinson, mentre nella Sindrome di Parkinson la carenza di Dopamina sembra dovuta a lesioni vascolari delle aree encefaliche deputate alla sua produzione. Sembra che per la Malattia di Parkinson ad insorgenza precoce attorno ai 40 anni possano configurarsi delle cause genetiche e in particolare una trasmissione autosomica recessiva.
Sintomi
· Tremore: tremore monolaterale più frequentemente localizzato a livello di una mano, maggiore a riposo, mentre i movimenti volontari tendono a sopprimerlo o nasconderlo, anche se non sempre. · L’intensità del tremore varia anche considerevolmente da caso a caso. Condizioni di accentuazione del tremore sono i movimenti della mano opposta, le emozioni, lo stress, la fatica. Può estendersi anche alla lingua, alla mandibola e agli arti inferiori, mentre non riguarda solitamente il capo: quando compare tremore al capo, bisogna considerare con attenzione anche altre ipotesi diagnostiche. · Rigidità: soprattutto localizzata a livello dell’arto superiore, tende a svilupparsi anche in altri distretti corporei, si valuta meglio movendo passivamente l’arto della persona in posizione seduta, eventualmente chiedendogli di muovere nel contempo l’arto controlaterale con movimenti circolari a livello della spalla. · Acinesia e Bradicinesia: acinesia significa scarsità dei movimenti spontanei ed in particolare il viso assume l’aspetto impietrito del giocatore di poker. Bradicinesia significa lentezza dei movimenti. La bradicinesia si evidenzia chiedendo al paziente di eseguire movimenti veloci delle dita, come tamburellare, movimenti alternati sul palmo e sul dorso della mano. L’acinesia e la bradicinesia compaiono o sono più accentuate dal lato del corpo dove è comparso dapprima il tremore. · Diminuzione della memoria e delle funzioni cognitive: consistono in difficoltà nella fissazione di nuovi ricordi, labilità dei ricordi precedentemente acquisiti, specie di quelli più recenti, disorientamento spaziale, lentezza del pensiero. · Disturbi del sonno e bruschi movimenti notturni: il sonno è frammentato, mentre durante il giorno vi è eccessiva sonnolenza; durante il sonno possono manifestarsi bruschi e violenti movimenti che mettono a repentaglio l’incolumità del soggetto stesso e anche del suo compagno o compagna. · Incertezza posturale e ipotensione ortostatica: difficoltà a mantenere la stazione eretta, anche a causa di bruschi abbassamenti della pressione arteriosa. · Depressione: scarso interesse per l’ambiente circostante e venir meno degli interessi, abbattimento morale. · Sintomi neurovegetativi: sudorazioni profuse o eccessiva secchezza della pelle con carenza di sudorazione, minzione imperiosa, incontinenza urinaria, pollachiuria (bisogno frequente di urinare), stitichezza nervosa · Dolore cervicale e cefalea: sono spesso presenti e sono causati dalla forte rigidità dei muscoli cervicali; si possono ridurre considerevolmente con opportune manovre manuali.
La terapia farmacologica · Levodopa (Dopamina) in associazione con Carbidopa (che impedisce la decarbossilazione, cioè l’inattivazione della levodopa assunta) costituisce la terapia sostitutiva del Parkinson. Il problema è il venir meno dell’efficacia o la comparsa di sintomi collaterali fastidiosi nei trattamenti a lungo termine. · Agonisti della Dopamina, sostanze cioè che accentuano l’azione della Dopamina assunta: Bromocriptina, Pergolide, Pramipexolo, Ropinirolo. Non c’è un agonista superiore agli altri o costantemente superiore in tutti i casi e ciascun agonista può essere somministrato da solo o insieme con la terapia sostitutiva con Dopamina. Il grosso problema di queste sostanze consiste nelle difficoltà di aggiustamento del dosaggio, che conducono a fastidiosi e frequenti effetti collaterali, come: ipotensione ortostatica, allucinazioni visive e movimenti involontari. Attualmente si studia la possibilità di una somministrazione transdermica mediante l’uso di un cerotto. · COMT inibitori: le COMT sono il gruppo di enzimi che inattivano la Dopamina somministrata, uno di essi è la carbidopa, che impedisce la decarbossilazione della Dopamina, mentre altri impediscono la metilazione (Entacapone, Tolcapone), essendo la decarbossilazione e la metilazione le due vie enzimatiche di demolizione della Dopamina. Il vantaggio dell’assunzione dei COMT inibitori, è quello di consentire la riduzione del dosaggio della Dopamina e dunque una maggior efficacia a lungo termine del trattamento. Lo svantaggio, evidenziato soprattutto con gli inibitori della metilazione, in particolare il Tolcapone, è la tossicità anche grave a carico del fegato. · Amantadina: impedisce la ricaptazione della Dopamina e blocca i recettori dell’Acetilcolina e del Glutammato, i due mediatori cerebrali antagonisti della Dopamina. Il ruolo principale dell’Amantadina nella terapia farmacologia attuale è di ridurre i movimenti involontari indotti dalla somministrazione di Dopamina a lungo termine. Può provocare essa stessa effetti collaterali e confusione mentale, anche per variazioni modeste del dosaggio. · Anticolinergici: costituiscono una classe di rimedi che spesso si utilizzano nel trattamento dei primi sintomi, in particolare il tremore, prima di iniziare o per evitare l’assunzione di Dopamina. Non si utilizzano spesso, dato l’elevata incidenza di sintomi neurovegetativi. · Selegilina: farmaco molto discusso, che sembra rallentare in alcuni casi l’evoluzione della malattia. · Cellule staminali impiantate nell’encefalo nelle aree deputate alla produzione della Dopamina sono state studiate sembra con risultati promettenti, ma non costituiscono ancora attualmente una possibilità terapeutica utilizzabile
La chirurgia
L’orientamento attuale prevede l’impianto permanente di un elettrodo che regoli la funzione dei nuclei pallido e subtalamico, senza distruggerli, come veniva fatto in passato: ciò sembra agire in modo particolarmente efficace sul tremore e in buona sinergia con il trattamento farmacologico.
Le cause>/B>
In alcuni casi di Parkinson ad insorgenza precoce sono state individuate delle possibili cause genetiche, mentre nelle persone anziane affette da Parkinson sembra giocare un ruolo fondamentale la carenza di vascolarizzazione e nutrizione delle aree encefaliche deputate alla produzione di Dopamina. Recenti ricerche hanno evidenziato il ruolo dell’inquinamento nello scatenamento della sintomatologia, in particolare l’azione dei pesticidi presenti negli alimenti.







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