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Filosofia della medicina
Origine storica della Medicina Ufficiale accademica attuale, nel quadro di un confronto con la medicina Naturale popolare non accademica, eretica e no-global
La medicina Ufficiale attuale ha la sua origine presso l'Università di Padova
Autore: Flavio Gazzola

La medicina accademica

Lo sviluppo della medicina accademica nasce dall’interpretazione delle categorie di pensiero aristotelico medioevale-scolastico, poi filtrata dal Tomismo insegnato nelle scuole gestite dai gesuiti.

Lo studio della Medicina è sotto il controllo delle Autorità soprattutto ecclesiastiche, come tutto ciò che ha a che fare sia con il corpo, sia con il pensiero dell’Uomo.

La Medicina è integrata nella filosofia e la filosofia dipende dalla religione.

In medicina prevale il principio di Autorità (ipse dixit) e l’anatomia è insegnata sui libri di Galeno, non nello studio diretto del corpo umano.

Una ventata di novità è introdotta dalla Scuola di Padova, in particolare da Pietro d’Abano (…-1315), un’importante figura di medico filosofo, che volle distinguere lo studio della Medicina da quello della Filosofia, che sino ad allora erano unite nello stesso corpo dottrinale.

Un momento decisivo è raggiunto con l’opera dell’anatomista padovano Andrea Vesalio (1514-1564), autore del” De humani corporis fabbrica, 1543”, che sostiene che l’anatomia la si impara sezionando cadaveri e non leggendo libri, come fino a quel momento era fatto, seguendo la tradizione dell’ipse dixit di Galeno. Con il Vesalio nasce l’atlante anatomico.

Lo studio dell’anatomia sconvolge anche la Fisiologia galenica e nasce una nuova scienza, l’Anatomo-Fisiologia, in particolare grazie a Realdo Colombo (1537-1619) e Gerolamo Fabrizi (1537-1619) da Acquapendente.

In seguito a questi studi le idee di Aristotele applicate alla medicina tendono a prevalere su quelle di Claudio Galeno (129-199), in particolare:

  1. Il cuore è il centro della vita e tutti gli eventi fisiologici si riconducono a quest’unico centro e non a molti come in Galeno (cervello, cuore, fegato)
  2. La Natura pianifica la propria opera secondo ciò che Aristotele denomina la “forma” della specie: le funzioni fisiologiche devono essere giustificate e spiegate dall’anatomia e non da concetti aprioristici stabili dalla “ragione”: gli organi sono i mezzi, le funzioni i fini.

Si sviluppa in tal modo e per via autonoma il pensiero medico aristotelico e sperimentale presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Padova. 

Nasce allora per la prima volta l’epistemologia medica, in quanto la Medicina, grazie alla stretta vicinanza e collaborazione della Facoltà di Medicina e di quella di Filosofia,  chiede alla Filosofia la risoluzione di due domande fondamentali:

  1. Quali regole logiche adottare in medicina e, più in generale, nelle scienze naturali?
  2. Quali procedimenti utilizzare nella ricerca in anatomo-fisiologia?

 

La risposta ha una caratteristica tipicamente aristotelica:

  1. Un unico metodo per le diverse scienze naturali, compresa la Fisica. Ciò è reso possibile dal fatto che il mondo naturale è in sé unità e, malgrado la varietà dei fenomeni sia infinita, esiste
  2. Una sola Legge Generale, che è la Legge di Natura

 

In disaccordo con il pensiero medico aristotelico  Bernardino Telesio, filosofo, medico e fisico (1509-1588), sostiene che la Natura non opera in base a una legge astratta unitaria, ma in base a principi in essa immanenti (De rerum natura iuxta propia principia, 1565), che devono essere studiati con metodi empirico – sensistici.Tuttavia anch’egli  individua una sorta di principio bipolare Inn-Yang costituito dai due elementi fondamentali del caldo e del freddo.

 

In conclusione, il pensiero medico della Scuola di Padova rappresenta l’antesignano e il fondatore del pensiero medico accademico moderno, avendo individuato, sia pure nelle sue due diverse anime, aristotelica e telesiana, tre principi fondamentali:

  1. Principio dogmatico: il medico deve avere davanti a sé il completo quadro teorico dell’anatomo-fisiologia e della biologia per procedere alla diagnosi e alla terapia
  2. Principio empirico: la reiterata osservazione di come i malati reagiscono ai farmaci, per l’individuazione del rimedio più consono e meno nocivo fra quelli teoricamente indicati in base al primo principio
  3. Principio dell’essenzialità del procedimento: al fine di una ricerca ordinata, equilibrata fra dogmatismo ed empirismo, è necessaria e decisiva l’adozione di un “procedimento”,che, più modernamente, chiameremmo “protocollo”. In effetti non vi è scienza senza un procedimento e il procedimento preferibile è quello di far convergere osservazione e teoria, che devono confluire in un insieme unitario diagnostico e terapeutico.

 








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