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OMEOPATIA
La diffusione dell'omotossicologia
Omotossicologia, metodo omeopatico
Autore: Flavio Gazzola

La diffusione dell’omotossicologia

 

Vi è stata una diffusione esponenziale dell’omotossicologia in Italia negli ultimi dieci anni.

Nel giugno del 1981 tenni in via Durini a Milano, organizzato dalla dottoressa Carluccio, il primo convegno italiano di omotossicologia, alla presenza di farmacisti e medici.

Allora nessuno conosceva l’importanza dell’omotossicologia, attualmente è la metodica omeopatica più diffusa e praticata talora anche nelle istituzioni pubbliche, in particolare ospedali e università.

L’omotossicologia si differenzia dall’omeopatia classica solo per la metodica di scelta dei rimedi.

La tecnica di preparazione dei rimedi è la stessa, ecco perché parlo di “metodica omeopatica”, riferendomi al metodo di applicazione dei rimedi, diverso da quello dell’omeopatia classica, mentre appunto il modo di preparazione dei rimedi è identico.

L’omotossicologia nacque negli anni Sessanta dall’intuizione del dr. Hans Reckeweg, che pensò di utilizzare i concetti della tossicologia e della biochimica ufficiali per la preparazione di rimedi omeopatici derivanti da metabolici del ciclo di Krebs e da tossine dell’inquinamento chimico, batterico e virale.

 I rimedi omeopatici derivanti da questi elementi organici, biochimici, chimici e tossinici consentono lo sblocco dei processi metabolici bloccati dall’inquinamento e dalle infezioni.

L’omotossicologia compie con linguaggio più moderno la stessa opera compiuta dall’omeopatia classica e ha perciò il vantaggio di essere accettata più facilmente compresa e applicata dai medici formatisi solamente nel mondo della medicina ufficiale.

Il rischio dell’omotossicologia d’altra parte è quello di essere applicata con criteri prevalentemente sintomatici alla stessa stregua dei farmaci del commercio, senza che il terapeuta prenda in considerazione l’individualità del paziente.

Vi sono in conclusione due aspetti fra di loro strettamente connessi:

La rapida diffusione dell’omotossicologia per il suo linguaggio vicino al linguaggio della biochimica che i medici studiano all’Università

Il rischio di una sua banalizzazione per un impiego prevalentemente sintomatico, simile a quello della farmacologia ufficiale.

 








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